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LE EIDO METAFORE DI LUCIANO ROMOLI

Algoritmi per la mente

 

di Alberto Linari

 

 

 

 

Luciano Romoli ha assunto come motivo guida della propria ricerca lo studio del rapporto fra Arte e Scienza interpretando, con varie forme espressive, alcune possibili correlazioni fra questi due mondi, considerati spesso indipendenti, se non antitetici, dalla cultura corrente.

 

 

E' importante evidenziare il legame culturale dell'artista con la tradizione rinascimentale, sottolineato dallo studio e dalla conoscenza delle grandi opere del passato, i cui autori, come Paolo Uccello, si sono ispirati a valori o elementi di tipo scientifico, come ad esempio la prospettiva o l'esasperato impiego della geometria, considerata strumento primario con il quale costruire l'intera opera pittorica, che si manifesta nell'inserimento dell'iconografia in strutture circolari.

 

 

L'ambito di ricerca di Romoli, che ha impiegato le tecniche della pittura e della scultura fino agli inizi degli anni settanta, si è poi esteso con l'impiego di strumenti virtuali costituiti da elaboratori elettronici o, più in generale, da sistemi per la generazione di immagini e di strutture multimediali, attraverso le quali costruire, tramite il risuonare della matematica con la fantasia, della fisica con la ricerca estetica, modelli e simulazioni della realtà.

 

 

Modelli che da sempre  hanno costituito uno degli strumenti  più diffusi per rappresentare la natura e per ideare, più in generale, metafore del mondo. Si pensi, ad esempio, a come il modello del sistema solare eliocentrico ha influenzato il modo di immaginare l'universo nel corso dei secoli; il disegno del Sole al centro di uno spazio nel quale i pianeti percorrono orbite circolari, metafora del porsi dell'Uomo al centro della creazione, ha generato una suggestione tale da influenzare per lungo tempo anche il modo di immaginare il microcosmo, come nel modello atomico di Bohr.

 

 

 

 

 

Luciano Romoli, dal canto suo, fa riferimento ad un nuovo cosmo, in cui non i corpi celesti o le particelle subatomiche, ma gli uomini si trovano a condividere uno stesso spazio fisico e mentale, ad orbitare metaforicamente gli uni intorno agli altri, a stabilire relazioni, si potrebbe dire gravitazionali, in modo tale da evolvere verso uno stato di superiore coscienza.

 

 

Questo nuovo cosmo si concretizza e prende forma nel concetto, espresso da Romoli fin dagli anni '60, di Micropoli, un luogo e uno stato d'animo, a cavallo fra utopia e realtà. La Micropoli, una Città Ideale in cui si incontrano l'Arte, la Scienza e la Filosofia, in cui Uomini con esperienze e interessi diversi convivono, liberi di ricercare e di attivare processi culturali in grado di generare e comunicare idee nuove e contaminanti.

 

 

Espressione di questo relazionarsi  di elementi distinti e pur interconnessi è rappresentata dall'Eido-metafora;  una immagine contaminata, che combina elementi dell'arte con elementi della scienza, che adotta un linguaggio espressivo non canonico e che ha la capacità di suscitare sensazioni che rimandano ad altri ambiti, ad altre esperienze.

 

 

A differenza del comune modo di rappresentare visivamente strutture, ad esempio di tipo fisico-matematico, che impiega particolari mediatori capaci di generare rappresentazioni grafiche, gli algoritmi, che non aggiungono nulla al contenuto informativo presente nei dati originari ma che lo ripropongono semplicemente in una forma diversa, Luciano Romoli utilizza, nella costruzione della Eido-metafora, una metodica assolutamente originale che può definirsi metafora di algoritmo.

 

 

La metafora di algoritmo è una procedura ricorsiva che opera una sequenza di trasformazioni grafiche su di una immagine originaria, secondo una logica di corrispondenza con una legge scientifica. L'Eido-metafora viene costruita per mezzo di questa procedura, con il pieno controllo da parte dell'artista che interviene in modo sensibile introducendo, derivandole dalle proprie esperienze e dalla piena conoscenza del disegno, dell'uso del colore e della luce, ulteriori modifiche cromatiche e aggiunte di forme e di simboli, comunque correlati al principio scientifico,.

 

Come l'espressione grafica di una legge fisica descrive l'andamento di un fenomeno naturale mediante immagini che sono rappresentazioni mentali di parametri quali temperatura, pressione, velocità, così la  metafora di algoritmo esplora forme che interpretano una sensazione estetica e che possono generare nuovi stimoli, sia per lo scienziato, sia per l'artista.

 

 

La realizzazione di queste opere, se eseguita con le tecniche artistiche tradizionalmente codificate, perderebbe tuttavia l'aspetto forse più significativo, quello della possibilità di indagare, in qualche modo, le infinite varianti che la metafora di algoritmo può offrire.

 

 

I sistemi computerizzati utilizzati da Romoli consentono, invece, di svolgere la ricerca in modo dinamico, con l'applicazione sequenziale di una serie di trasformazioni che determinano l'evoluzione di strutture virtuali, presentate in tempo reale sul monitor.  Le superfici, aventi proprietà geometriche diverse, vengono combinate originando figure che si intersecano, si deformano, si modificano per produrre un risultato estetico in continuo divenire.

 

 

E proprio grazie al computer è possibile decidere, in qualunque momento, di trasformare l'algoritmo originario; si possono quindi alterare i parametri precedenti, giocare con i colori, isolare una parte dal tutto e replicarla più volte; è possibile, infine, memorizzare le immagini ottenute dopo ogni iterazione e, riproducendole in sequenza su di un monitor, avere l'illusione di vedere il risultato che prende vita, muta, evolve davanti a noi.

 

 

Ecco, quindi, l'essenza quasi miracolosa dello strumento computer: una bacchetta magica che consente, a chi conosca le formule opportune, ma soprattutto a chi sia capace di inventarne di nuove, di tramutare il ferro in oro, di donare nuova vita ad elementi da sempre congelati in una forma statica, e ad altri, come nel caso dei particolari della "Battaglia di S.Romano", che avevano vissuto un tempo nell'arte del loro primo creatore e che adesso rinascono e si ripropongono in una luce assolutamente nuova, capace di trasmetterci ancora forti sensazioni.

 

 

Appare quindi evidente come il ricercatore che voglia utilizzare appieno questo mezzo espressivo, debba possedere una conoscenza profonda dello strumento "algoritmo" e dello strumento "computer", che gli consenta di non essere solo un fruitore di rappresentazioni create in qualche modo da altri, se pur reinterpretate, ma di essere davvero il faber, l'artefice della sua creazione.

 

 

Da questo punto di vista il computer si propone non più come un dispositivo meramente tecnologico, ma come amplificatore di libertà espressiva che, non ponendo limiti alla creatività dell'artista, gli schiude ulteriori, esaltanti possibilità di espressione.

 



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